Bargagli e le sue borgate costituiscono, dopo Genova, il primo paese che si incontra lungo l'itinerario della Statale n° 45 della Valle Trebbia, una delle maggiori arterie di comunicazione dell'entroterra Genovese, che sale dal colle della Scoffera, tocca Torriglia, Ottone, Bobbio ed arriva alla piana di Piacenza. Il nome deriva dal monte "Croce di Bragalla", alto 864 m., che gli sta alle spalle, in antico denominato "Barcalla" o "Bargalla". Il toponimo Bargagli è testimoniato dal X secolo, ma il centro è molto più antico data la posizione di crocevia, per chi viene da Genova, tra la "Strada del Sale" per l'Emilia e la strada per la Val Fontanabuona. E' un paese che iniziò il proprio cammino civile nel tempo più remoto con varie manifestazioni di vitalità: le strade percorse incessantemente da mercanti e viaggiatori, i primi insediamenti residenziali, la formazione dei luoghi di culto, magari fragili nella materia, ma solidi nel sentimento morale che li sosteneva. Ed è proprio dal più autorevole di essi, la Pieve di Santa Maria, che si può iniziare il viaggio storico di Bargagli. E' infatti il suo simbolo, che troviamo raffigurato in vari documenti antichi, accompagnati dall'astrale rappresentazione dei cinque centri che ne compongono il territorio: MAXENA, TRASO, VIGANEGO, TERRUSSO e CISIANO. La prima e più antica testimonianza che ricordi Bargagli è la locazione che Raperto,Vescovo di Genova, fece nell'anno 916 ai cugini Giovanni e Michele, delle terre della mensa "que posite sunt in finibus Bargalina"!

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                                    “600 e 700”

Quando agli albori del '600 venne pubblicata la "Descrizione della Podesteria del Bisagno" le discussioni e le liti in atto presso le parrocchie e le rettorie erano in pieno svolgimento. Si trattava in realtà di segni di crescita civile e di progresso economico-sociale che denotarono la vitalità di quell'ampia fetta del Genovesato. Sul territorio Bargaglino ferveva il lavoro nelle sue varie espressioni e le comunità tendevano ad assumere le loro diverse personalità. Si chiudeva un'epoca che aveva promosso la parte più elementare della formazione civile e iniziava quella più aderente ai nuovi indirizzi amministrativi assegnati dalla Repubblica della "Grande Genova" alle comunità dell' entroterra. Bargagli faceva parte della "Podesteria" con ampio potenziale di strutture abitative e terreni coltivati e boschivi, nonché con un'alta densità ed elevata forza lavorativa, elementi che contribuivano in larga misura all'importanza della vallata, a sua volta componente essenziale della vitalità della Repubblica.

 

 

 

 

PERSONAGGI ILLUSTRI

Si delinea in primo luogo la figura del eroe Giovanni Carbone, originario di Viganego, riconosciuto tale sia dalla Patria che dall'amministrazione Comunale di Bargagli che gli intitolò la strada che raggiunge il cuore di Viganego, derivata dalla statale 45. L'atto di coraggio che gli valse il titolo di eroe, Carbone lo compì il 10 dicembre 1746 a Genova, combattendo strenuamente alla testa dei popolani e riuscendo a respingere i soldati barbari degli Asburgo aldilà della porta di S. Tomasso (da tempo scomparsa) che si trovava all'altezza dell'attuale Stazione Marittima. Nonostante egli fosse ferito, finito il combatte s'incaricò di riportare le chiavi della stessa porta ai notabili della Repubblica, che pare le avessero consegnate ai nemici per timore della loro potenza. Giovanni Carbone, come il glorioso bambino "Balilla", ebbe quindi il merito di aver simboleggiato l'amor patrio popolaresco, evidenziandone la genuina lealtà.

Un altro eroe ricordato da una targa stradale bargaglina nel paese di Traso, dove era nato nel 1895, fu il Capitano Oreste Cabona, morto il 20 settembre 1920 a seguito delle ferite riportate durante la guerra del 15-18. Il capitano Cabona era stato promosso di grado e decorato con medaglia d'argento a seguito del suo coraggio dimostrato in battaglia sul fronte alpino.